martedì, 28 novembre 2006

(di Giovanni Monasteri) *


Non era un uomo istruito, mio padre
(sia pace alle sua ossa tribolate).
Ma aveva fatto la guerra, del mondo
visto un bel po': la Germania, Milano,
e Grecia e Francia e Napoli. Poi basta.
Parlava due o tre lingue: l'alemanno,
un petit peu di francese e il vernacolo
del paesello (un arcaico idioma
gallo-italico, bella lingua e morta).
L'italiano lo odiava. E anche l'itaglia.
Piccolotto di taglia, arabo e un poco
normanno e longobardo e catalano,
Massèr Griöli era un grande e felice
rapsodo, un uomo arguto e appassionato,
specie al terzo bicchiere - Ma che vino,
amici! E che racconti!

Storielle buffe, perlopiù inventate,
com'erano - diceva - i film di Ringo
o le storie dei libri: storie, appunto.
Gli urgeva sempre in gola una risata
ma non rideva mai: gli occhi ridevano,
se meditava frottole e facezie.
E sapeva a memoria quattro canti
dell'Inferno, nonché un intero brano
del Romeo e Giulietta in traduzione
ottocentesca. "Stelle, io vi di-isfido",
tuonava, minacciando il lampadario
con la strenua famosa sua forchetta.
Poi se ne stava immobile per ore,
la testa sprofondata tra le braccia
conserte sopra il tavolo. Fingeva.
Fingeva di dormire, non voleva
si capisse che era infelice.

* Non potendo commentare nel sito di Giovanni Monasteri questa splendida poesia, la copio qui rimandandovi al suo sito!
postato da: spol1712 alle ore 10:07 | Permalink | commenti (2)
categoria:
domenica, 29 ottobre 2006
Dicono alcuni che amore è un bambino,
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un'assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l'aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c'è da bere?
Per l'odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
E' pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
E' tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull'amore.

I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l'ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta,
o il bum-bum diuna banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da cincerto?
Quando canta alle feste è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole  un po' di pace?
La verità, vi prego, sull'amore.

Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c'era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidemhead,
e poi l'aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa dicesse il tulipano
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull'altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
E' un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull'amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio menre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla  mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà  come cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a  tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull'amore.

Wystan Hugh Auden (1930 ca.)
postato da: spol1712 alle ore 23:05 | Permalink | commenti (3)
categoria:auden, la verità vi prego sullamore
domenica, 29 ottobre 2006
Some say that love's a little boy,
And some say it's a bird,
Some say it makes the world go round,
And some say that's absurd,
And when I asked the man next door,
Who looked as if ho knew,
His wife got very cross indeed,
And said it wouldn't do.

Does it look like a pair of pyjamas,
Or the ham in a temperance hotel?
Does its odour remind one of llamas,
Or has it comforting smell?
Is it prockly to touch as a hedge is,
Or soft as eiderdown fluff?
Is it sharp or quite smooth at the edges?
O tell me the truth about love.

Our history books refer to it
In cryptic little notes,
It's quite a common topic on
The Transatlantic boats;
I've found the subject mentioned in
Account of suicides,
And even seen it scribbled on
The back railway-guides.

Does it howl like a hungry Alsatian,
Or boom like a military band?
Could one give a first-rate imitation
On a saw or a Stainway Grand?
Is its singing at parties a riot?
Does it only like Classical stuff?
Will it stop when one wants to be quiet?
O tell me the truth about love.

I looked inside the summer-house;
It wasn't ever there:
I tried the Thames at Maidenhead,
And Brighton's bracing air.
I don't know what the blackbird sang,
Or what the tulip said;
But it wasn't in the chicken-run,
Or underneath the bed.

Can it pull extraordinary faces?
Is it usually sick on a swing?
Does it spend all its time at the races,
Or fiddling with pieces of string?
Has it views of its own about money?
Does it think Patriotism enough?
Are its stories vulgar but funny?
O tell me the truth about love.

When it comes, will it come without warning
Just as I'm picking my nose?
Will  it knock  on my door in the morning,
Or tread in the bus on my toes?
Will it come like a change in the weather?
Will its greeting be courteous or rough?
Will it alter my life altogether?
O tell me the truth about love.

Wystan Hugh Auden - (1930 ca.)

Iosif Brodskij:

"... studiate l'inglese e leggete Auden nell'originale. E' un suggerimento sensato, poche cose sono altrettanto sensate, perché in verità le poesie di Auden rendono più accettabile questa vita. Il dono di creare un tale effetto è raro nel nostro mondo, e conviene approfittarne..."

qualche parola per dieci poesie (1994) - Adelphi
postato da: spol1712 alle ore 22:43 | Permalink | commenti (1)
categoria: , auden, tell me the truth about love
lunedì, 16 ottobre 2006

Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.


Eugenio Montale - Satura (1962-1970) - Xenia
postato da: spol1712 alle ore 21:44 | Permalink | commenti
categoria:montale, xenia, satura
lunedì, 16 ottobre 2006
Non ho mai capito se io fossi
il tuo cane fedele incimurrito
o tu lo fossi per  me.
Per gli altri no, eri un insetto miope
smarrito nel blabla
dell'alta società. Erano ingenui
quei furbi e non sapevano
di essere loro il tuo zimbello:
di esser visti anche al buio e smascherati
da un tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello.


Eugenio Montale, Satura  (1962-1970) - Xenia
postato da: spol1712 alle ore 21:40 | Permalink | commenti
categoria:montale, xenia, satura
lunedì, 16 ottobre 2006
i critici ripetono,
da me depistati,
che il mio tu è un istituto.
Senza questa mia colpa avrebbero saputo
che in me i tanti sono uno anche se appaiono
moltiplicati dagli specchi. Il male
è che l'uccello preso nel paretaio
non sa se lui sia lui o  uno dei troppi
suoi duplicati.


Eugenio Montale, Satura (1962-1970)
postato da: spol1712 alle ore 21:35 | Permalink | commenti
categoria:montale, satura, il tu
giovedì, 12 ottobre 2006

Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita
quasi folata in una stanza chiusa -
a festeggiarti, bene tanto atteso,
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.

Il pigolìo così che assorda il bosco
al nascere dell'alba, ammutolisce
quando sull'orizzonte balza il sole.

Ma a te la mia inquietudine cercava
quando ragazzo
nella notte d'estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
che non sapevo, m'affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che, come l'acqua all'orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,
l'ore deserte, quando s'avanzavan
puerilmente le mie labbra d'uomo
da sé, per desiderio di baciare...




 Camillo Sbarbaro - "Rimanenze" 1955

postato da: spol1712 alle ore 14:19 | Permalink | commenti
categoria:sbarbaro, rimanenze, ora che sei venuta
giovedì, 12 ottobre 2006

Stracci di nebbia lenti
e ceneri d'ulivi.
Quasi a credere stenti
che vivi.

È la pioggia una ninna-
nanna di triste fanciulla;
al corpo che giace
la terra, una culla.


Camillo Sbarbaro - Versi a Dina - (appendice) Romano di Ezzelino 1918
postato da: spol1712 alle ore 14:07 | Permalink | commenti
categoria:sbarbaro, versi a dina
giovedì, 12 ottobre 2006


Addio ai licheni

Ancorato ai licheni mi ha forse la notizia che non si sa cosa siano; ma quel che in essi mi commuove è la prepotenza di vita. In quanti si contendono il mimino spazio! Diversi di forma, di colore, di portamento e, per la scienza, di specie (e quindi di genere, di famiglia, di tribù....) si pigiano in tanti sullo stesso pezzetto di corteccia o di pietra da essere costretti a scavalcarsi ad invadersi a vicenda. E anche più commovente la fertilità per cui in questa calca trovan modo di provvedere ciascuno alla discendenza, coprendosi, sino a sparirvi sotto, di scodelline o verruche o altri ripostigli di semi, di pegni cioè di avvenire: una fertilità che se natura non arginasse finirebbe per vestire e variegare la terra.

Misterioso poi come faccia il seme (visibile a forte ingrandimento e misurabile a millesimi di millimetro) a attecchire su rocce refrattarie a ogni altra vegetazione; un seme che per la sua minuzia si immaginerebbe cagionevolissimo e alla mercé della più blanda auretta; e invece, superando ogni contrasto, approda giusto sulla superficie più accetta alla specie, per andar quindi in avanscoperta filiformi manine a saggiare intorno, col compito di predisporre il letto (o matrice) al lichene che vi si insedierà; e che, inerme come lo si figura, morde sin il granito il basalto e, quando occorrerà difendere dalle intemperie la futura prole, li buca.

...

Benvenuto amore della mia vita (veduta almeno di scorcio) ha fatto una quasi continua ricreazione, se appena fuori d'un abitato, torno alla mia età!, il fanciullo ammesso a far man bassa in un emporio di giocattoli. Amore platonico, è vero, che si ferma alla superficie, s'appaga di apparenza; ma non invidia chi col lichene entra in intimità; curioso al più come vi riesca. (In uno spessore di carta velina quale è quello della maggior parte dei licheni, l'esperto arriva a distinguere almeno tre stati; di ciascuno descrive la struttura, dettaglia gli elementi: alga, fungo, organi, cristalli; li misura e li saggia a uno a uno con reagenti - sorta, quest'ultima di polizia scientifica che strappa la carta di identità anche alla crosta che per essere sterile deteriorata o fatiscente ne è provvista).

E fortuna d'essermi senza volere trovato quasi solo usufruttuario d'un territorio senza confini, in un mondo spezzettato ormai in tante proprietà private, dove non è più palmo che non sia chiuso da cancelli, cinto di filo spinato, ringhioso di cani da guardia; desideroso io solo di qualcosa che nessuno mi disputa, nessuno anzi vede (e se chi passa s'incuriosisce, alla spiegazione sorride incredulo e commiserante).

Benedetto amore. Oggi ancora che ho il piede sulla soglia, pochi passi bastano per raggiungere l'uliveto sul mare, dove per ore, in silenzio a tu per tu con una muriccia di fascia, passerò di gioia in sorpresa: gioia di riconoscere e salutare a nome le più di queste ritrose forme di vita e sorpresa ogni tanto di trovare quella che non corrisponde a alcuna delle fisionomie che quarant'anni di amorosa attenzione mi hanno stampato negli occhi. E' quando, non ben persuaso tuttora della liceità del mio gesto, capita mi guardi intorno come un ladruncolo d'uva, sospettoso sbuchi fuori un contadino col forcone; e all'emozione che nell'allungarsi fa tremare la mano, mi senta poco meno d'un abitante in ritardo del Paradiso Terrestre.

Anche oggi un lichene nuovo: il mondo non è finito di fare.

Finalmente. Leggo in un libro, l'ultimo uscito sulla controversa questione, che il lichene non è una crittogama né un'associazione di due, ma solo un conflitto: un fenomeno dunque... e di distruzione; paragonabile a quello di due sostanze che venute in contatto si elidono.

Capisco, adesso, perché questa passione ha attecchito in me così durevolmente: rispondeva a ciò che ho di più vivo, il senso della provvisorietà.

Sicchè, per buona parte della vita, avrei raccolto, dato nome, amorosamente messo in serbo....neppure delle nuvole o delle bolle di sapone - che per un poeta sarebbe già bello; ma qualcosa di più inconsistente ancora: delle effervescenze, appunto.

Saluto con trasporto la nova interpretazione e la abbraccio: nessun bilancio a tanti anni di ricerche andrebbe più a genio a chi vive nell'attimo.


   

Camillo Sbarbaro




postato da: spol1712 alle ore 13:57 | Permalink | commenti
categoria:sbarbaro, licheni
giovedì, 12 ottobre 2006

 questo mio me, questo straccio di carta uso bollo, formato protocollo,
                                                                                                   [piegato 
e ripiegato a francobollo: (le quattro volte, le sedici, le
sessantaquattro: questo
mio me che fu già in folio, in quarto, in sedicesimo: questo mio me, qui me
in sessantaquattresimo: in un ennesimo, qui ridicolo, minimo): tu puoi cavarci
un ochettino, un aeroplanino: (puoi sforbiciarci qui un lembo, un pochino:
produrci un girotondino di netti pupazzetti cartilaginosinetti: estrarci 
una quaterna, ma non più: con l'ultima creatura lì in 
                                                                                      [tutù): 
                                                                                      ti chiedo la tua mano, 
ex novo, ufficialmente: (ti imploro i tuoi due piedi, e l'ombelico, e il naso:
l'una e l'altra mascella, con l'una e l'altra ascella: e la bella gioiella di seta
discreta: e il tuo palato salato, e il tuo segreto aceto riscaldato): ti voglio te,
l'odore del tuo incolore monocontenitore: 
                                                    (questo robusto gusto del tuo cuore 
                                                                                               [in amore): 

 


il gatto lupesco -  codicillo (1982-1984) - edoardo sanguineti
postato da: spol1712 alle ore 12:03 | Permalink | commenti
categoria:sanguineti, codicillo, gatto lupesco